PICCHIO NERO - Uccelli da proteggere

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Uccelli da proteggere
 
Specie protette dalla Direttiva UccelliSpecie protette dalla Direttiva Uccelli
Specie particolarmente protette dalla Direttiva UccelliSpecie particolarmente protette dalla Direttiva Uccelli
 

Specie particolarmente protette dalla Direttiva UccelliPICCHIO NERO

SCIENTIFIC NAME: Dryocopus martius
 

Nero come la pece, questo Picchio presenta la caratteristica macchia rossa sul capo, che fa da contrasto con il resto del corpo, insieme agli occhi, anch’essi chiari. Buon volatore, si distingue per la grande abilità nella costruzione del nido, scavato facilmente nei vecchi alberi grazie al becco lungo e affilato. La stessa lingua “appiccicosa” gli permette di catturare senza problemi gli insetti, dopo averli scovati nelle crepe della corteccia…

 

Ordine: Piciformes  Famiglia: Picidae

Dall’Europa alla Siberia, il Picchio nero presenta un’areale distributivo particolarmente ampio. Nel “vecchio continente” è piuttosto diffuso, dalla Spagna settentrionale verso nord est, fino alla Russia. Una particolare sottospecie, poi, la khamensis , è presente nella Cina sud-occidentale.

Amante dei climi continentali, alle nostre latitudini il Picchio nero è presente solo sulle catene montuose, principalmente le Alpi, mentre la sua presenza in Appennino appare maggiormente frammentata e localizzata. Solitamente sedentario, può muoversi d’inverno verso il fondovalle, in cerca di cibo.

Solitario – e silenzioso per la maggior parte dell’anno – vive invece in coppia durante la stagione riproduttiva, quando scava il classico nido in grandi alberi, preferibilmente piante molto vecchie o malate. Particolarmente geloso del proprio territorio, il Picchio nero compie agili voli nei pressi dell’albero che ospita il nido, emettendo un richiamo molto simile a quel “picchiettio” che contraddistingue le fasi della costruzione del nido.

Rispetto ad altre specie simili, il Picchio nero si distingue per il piumaggio, interamente scuro, mentre a fare da contrasto è un’ampia macchia rossa, che nel maschio copre quasi tutto il capo. In questa più che in altre specie, date le tonalità del piumaggio, risaltano poi gli occhi chiarissimi, in particolare nella femmina, che presenta la caratteristica macchia rossa solo sulla nuca. Dopo essere stati nutriti a lungo nel nido, i giovani lasciano l’area natale alla fine dell’estate, disperdendosi anche per decine di chilometri.

Prospettive

Non esistono dati specifici su parametri riproduttivi e demografici. L’unico valore disponibile è riferito al numero medio di giovani involati per nido, compreso – al di fuori dell’Italia – tra 2,7 e 4,4. La carenza di informazioni dettagliate rende impossibile la formulazione di un Valore di Riferimento Favorevole (FRV) pur essendo questa un’operazione auspicabile in particolare per quanto riguarda la popolazione appenninica.

Se nel nord Italia la specie appare in largo incremento – come dimostrano le colonizzazioni registrate in anni recenti di ampie porzioni di pianura tra Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli – lo stesso non si può dire del resto della Penisola, dove la presenza della specie è tuttora estremamente localizzata. Molto probabilmente, i siti di presenza del Picchio nero erano un tempo molto più numerosi, così come la sua distribuzione sensibilmente più estesa.

Al di là di questo, è comunque utile fornire alcune indicazioni per la conservazione, in grado di favorire la presenza del Picchio nero ma anche di sostenere tutte quelle specie che utilizzano le cavità lasciate libere dalla specie come dormitorio o come nido stesso. Queste indicazioni consistono sostanzialmente nella necessità di attuare una corretta gestione forestale delle aree attualmente o potenzialmente abitate dalla specie, con particolare riferimento alla salvaguardia delle piante più vecchie.

Gli interventi dovrebbero comunque essere indirizzati in modo particolare al sostegno della popolazione appenninica.

Minacce

Il Picchio nero predilige alberi di grandi dimensioni, soprattutto boschi misti di faggio e abete bianco, ma anche faggete pure, boschi di larici, ecc, purché appunto con ampia disponibilità di grandi piante e una superficie forestale ben spaziata ed estesa. Occasionalmente può occupare anche piccoli boschi, ed è comunque favorito dalla presenza di radure e praterie, che “offrono” cibo in abbondanza, in particolare formiche.

Gli ambienti aperti sono frequentati preferibilmente lontano dalla stagione riproduttiva, mentre sono le pratiche errate di gestione forestale a compromettere, nella maggior parte dei casi, il ciclo vitale di questo uccello. Una volta scavate, infatti, le cavità possono essere utilizzate per più anni, sia dal Picchio nero sia da altre specie – per esempio la Civetta capogrosso – con il risultato che l’eliminazione di una sola pianta causa un danno rilevante e protratto nel tempo per diverse specie di uccelli selvatici.

Molte di queste cavità, fra l’altro, vengono utilizzate non solo come nido ma anche come dormitorio, da questa come da altre specie. Grandi abeti o vecchi faggi con elevata copertura della chioma, a volte larici, pini silvestri, pioppi. Il Picchio nero mostra una buona adattabilità al tipo di albero, anche se il faggio appare la specie dominante nel 50% dei casi.

A fare la differenza è appunto la grandezza degli alberi, e le piccole aree “aperte” che favoriscono la presenza di formiche, principale nutrimento per questa specie. Pur essendo stati condotti studi approfonditi sulla tipologia di alberi preferita dalla specie, che varia in modo sensibile da un sito all’altro, pare che il Picchio nero sia positivamente influenzato anche dalla “percentuale di legna morta” nell’albero, il che evidentemente favorisce lo scavo del nido.

Stato di salute

Diffuso in quasi tutto il continente, il Picchio nero mostra attualmente uno stato di conservazione favorevole, sia nell’Ue sia al di là dei confini dell’Europa comunitaria. Dopo aver conosciuto, tra il 1970 e il 1990, un ventennio di moderato incremento, la popolazione di Picchio nero si è assestata sulle attuali 130-260 mila coppie, pari a meno di un quinto della popolazione continentale complessiva, che potrebbe raggiungere anche 1 milione e 400mila coppie.

Di queste, 1-4mila nidificano stabilmente in Italia, 1.300-3.700 secondo stime più recenti, in confortante aumento negli ultimi anni del secolo scorso. La popolazione italiana, tutelata sia dalla Direttiva Uccelli sia dalla legislazione venatoria, rappresenta una frazione non significativa di quella continentale, tra l’1 e il 4% di quella “comunitaria”.

Gli incrementi registrati sulla popolazione di Picchio nero appaiono relativamente recenti. In particolare, è stata osservata un’espansione di areale con colonizzazione anche di quote inferiori, mentre la specie appariva un tempo relegata nelle sole zone montane. L’incremento demografico ha riguardato in particolare il nord Italia, dove la specie ha colonizzato non solo la bassa montagna ma anche ampie porzioni di pianura.

Vicenza, Treviso, Varese pianura torinese, bassa Valle dell’Isonzo. Solo alcuni esempi di colonizzazioni recenti, registrate tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila. Nel Varesotto, ad esempio, pur se limitata a poche decine di coppie, la popolazione mostra una netta tendenza all’incremento, mentre l’estensione di areale riguarda l’intera Lombardia, con la popolazione regionale che potrebbe attualmente aver raggiunto le 800 coppie. Anche in Piemonte l’areale della specie è quasi raddoppiato dall’inizio degli anni Ottanta alla fine degli anni Novanta.

Diversa la situazione in Appennino, dove la popolazione è molto più ridotta, e non dovrebbe superare ad oggi le 100-150 coppie. Qui i nuclei principali si trovano in Calabria, sulla Sila, e in Campania. Più di recente qualche coppia di Picchio nero è stata avvistata tra Molise e Abruzzo, mentre l’unico insediamento noto dell’Appennino settentrionale è quello delle Foreste Casentinesi, versante toscano, dove sarebbero presenti almeno 4 coppie.

Semaforo

Il Picchio nero è in ottima salute in tutta la “bioregione continentale”. Non più confinata alle sole Alpi, la popolazione di Picchio nero sta colonizzando anche le aree di bassa collina e, in anni recenti, anche alcune zone di pianura. Un espansione di areale a cui si è accompagnato un confortante incremento di popolazione, probabilmente favorito dal progressivo incremento della superficie boscata. Diverso è il caso della popolazione appenninica, che appare ancora molto ridotta nonostante locali incrementi e nuove colonizzazioni. Qui, in particolare, potrebbero fare la differenza appropriate tecniche di gestione forestale, in grado di garantire una buona disponibilità di alberi idonei per la costruzione del nido.

Fattore Stato di salute Stato di conservazione
Range* in espansione favorevole
Popolazione ridotta nella bioregione mediterranea inadeguato
Habitat della specie stabile/in aumento favorevole
Complessivo   inadeguato

*Variazione della popolazione negli anni

Areale in espansione, popolazione in largo incremento. Una situazione indubbiamente positiva e favorevole alla specie, quella che si riscontra sulle Alpi e – più di recente – anche in alcune porzioni della Pianura Padana.

Fattore Stato di salute Stato di conservazione
Range* in espansione favorevole
Popolazione in aumento favorevole
Habitat della specie stabile/in aumento favorevole
Complessivo   favorevole

*Variazione della popolazione negli anni

I siti di presenza accertata della specie sono pochissimi. Locali espansioni non riescono dunque a bilanciare una elevatissima frammentazione delle popolazioni, la cui consistenza risulta probabilmente molto inferiore a quella riscontrabile in epoca storica.

Fattore Stato di salute Stato di conservazione
Range* in espansione; più ampio in passato inadeguato
Popolazione ancora ridotta cattivo
Habitat della specie stabile/in aumento favorevole
Complessivo   cattivo

*Variazione della popolazione negli anni

Canto

Agile e schivo allo stesso tempo, il Picchio nero è molto geloso del proprio territorio, che controlla con voli rapidissimi emettendo il classico rumoroso richiamo, in tutto e per tutto simile allo stesso “picchiettio” emesso durante lo scavo del nido. Pare, tra l’altro, che lo stesso ritmo del picchiettio – emesso in volo o contro la corteccia – abbia una fondamentale funzione di comunicazione nella coppia, per esempio per farsi dare il cambio durante i “lavori” di scavo…