MARTIN PESCATORE - Uccelli da proteggere

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Uccelli da proteggere
 
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Specie particolarmente protette dalla Direttiva UccelliSpecie particolarmente protette dalla Direttiva Uccelli
 

Specie particolarmente protette dalla Direttiva UccelliMARTIN PESCATORE

NOME SCIENTIFICO: Alcedo atthis
 

Colori sgargianti tra il blu e il verde smeraldo rendono questa specie inconfondibile. Lo si può osservare spesso appollaiato su un ramo nei pressi dell’acqua, dove – come è facile intuire dal nome che porta – si tuffa abilmente in picchiata non appena individuata la preda. In grado di ingoiare prede relativamente grandi per la sua dimensione, lo si può osservare immobile, per ore, con lo sguardo rivolto all’acqua, in attesa del passaggio di qualche pesce…

 

Ordine: Coraciformes  Famiglia: Alcedinidae

Il Martin pescatore vive e nidifica in Africa nord-occidentale, Spagna meridionale e orientale e Corsica. Questo l’areale di presenza della sottospecie atthis , che abita anche l’Italia centro-meridionale, mentre la parte continentale della Penisola – oltre all’intera area a nord e a ovest di quella occupata dalla sottospecie nominale – è abitata dalla sottospecie atthis ispida . Altre 5-6 sottospecie, poi, completano il quadro della regione paleartica occidentale.

Due i caratteri distintivi che rendono questo uccello inconfondibile. Anzitutto il piumaggio, brillante, sfumato di turchese e verde smeraldo sul dorso, mentre il petto appare di un vivo arancione. Quindi le sue abitudini alimentari: non è raro osservarlo immobile per ore, appollaiato in prossimità dell’acqua, nella quale è solito tuffarsi non appena individuata una potenziale preda.

Come è facile immaginare, la specie ha sofferto parecchio per la progressiva cementificazione di fiumi e torrenti. Altro fattore critico, l’inquinamento, che ha sia impoverito che alterato chimicamente la sua dieta, costituita quasi unicamente da pesce.

Dal peso di appena 40 grammi, il Martin pescatore può ingoiare prede relativamente grandi per la propria stazza, anche di pari o superiore dimensione, per poi “finirle” becchettandole insistentemente su una pietra posta nelle vicinanze dell’acqua. In Italia, la specie risulta di abitudini stazionarie, ma è cospicuo anche il contingente migratore e svernante.

Prospettive

Nonostante i numerosi dati su presenza e densità, la specie non risulta ancora sufficientemente studiata dal punto di vista delle specifiche esigenze ecologiche, nonché della biologia riproduttiva e sui fattori in grado di condizionarne abbondanza e distribuzione. Al fine della determinazione di un Valore di Riferimento Favorevole (FRV) possono essere utili i valori di densità medi riscontrati in Italia, pari a 0,5-1 coppia per km lungo i corsi d’acqua nelle pianure piemontesi; fino a 7,3 coppie ogni 10 km nella valle del Fiume Toce. Quindi, una coppia ogni circa 3 km in Lombardia, lungo il corso del Po. Densità notevolmente inferiori si ritrovano lungo il Taro, in Emilia-Romagna, e in Lunigiana, con appena 0,75 coppie ogni 10 ettari.

Considerando questi parametri, è possibile proporre una densità di una coppia per km di corso d’acqua nel caso di fiumi, torrenti e altri corpi idrici a sviluppo lineare. Questo valore, da intendersi come FRV per questa specie, può essere fissato a una coppia ogni 10 ettari nel caso di vaste zone umide. 

Probabilmente, la generale stabilità della specie – con fluttuazioni solo a livello locale – è garantita dall’elevata mobilità di questo uccello, che ha spesso ricolonizzato con successo siti di presenza storica con decrementi e estinzioni locali favoriti in maniera decisiva da interventi di regimazione o ripristino degli argini o dall’inquinamento dei corsi d’acqua. Questi fattori di criticità appaiono al momento troppo importanti per considerare adeguato lo stato di conservazione del Martin pescatore nel nostro Paese.

Tra gli interventi prioritari per la specie va dunque annoverata la necessità di tutelare corsi d’acqua e zone umide, con particolare riferimento alla salvaguardia di scarpate sabbiose e terrose. È qui infatti che la specie costruisce il nido, e sono proprio queste formazioni ad essere spesso spazzate via durante i lavori di “sistemazione” dei nostri fiumi.

Minacce

In Piemonte e Valle d’Aosta è presente il contingente nidificante più importante di Martin pescatore, un uccello che predilige sempre acqua dolce – specialmente durante la stagione riproduttiva – nonché l’ampia disponibilità di pesci e di posatoi usati come “torre di avvistamento” nonché come rampa di lancio prima di tuffarsi sulla preda. In questa area si stimano tra le 500 e le 2.000 coppie della specie. Importante anche la popolazione lombarda, stimabile in 1.500-2000 coppie con andamento sconosciuto. Più ridotta altrove, la popolazione conta comunque dalle 300 alle 1000 coppie in Toscana, tra le 540 e le 870 in Veneto, fino alle poche decine di coppie censite tra Lazio, Sicilia e Sardegna.

I dati dimostrano la forte intolleranza del Martin pescatore alla canalizzazione e alla regimazione dei corsi d’acqua. Appare questa la minaccia principale che ha pesato sul declino storico della specie e che pare ostacolarne attualmente ogni possibile ripresa. La cementificazione – o comunque la regimazione – dei corsi d’acqua causa da un lato il venir meno di posatoi idonei, ma causa del pari la scomparsa di sponde sabbiose o terrose adatte allo scavo del nido.

A questa minaccia si accompagna una elevata sensibilità ai fenomeni di inquinamento delle acque, che hanno come prima conseguenza la diminuzione drastica del numero di prede. Meno impattante per l’Italia risulta invece la presenza di predatori, come per esempio Volpe e Visone, principale problema per il Martin pescatore nelle popolazioni del nord Europa (Svezia in particolare).

La specie si dimostra poi particolarmente vulnerabile ad inverni occasionalmente rigidi. Un fattore comunque parzialmente compensato da una buona mobilità che spinge questa specie, in caso di situazioni climatiche estreme, a spostarsi e a ricolonizzare velocemente siti in precedenza abbandonati.

Stato di salute

Minacciato in tutta Europa, il Martin pescatore ha uno stato di conservazione sfavorevole sia su scala comunitaria sia a livello continentale. Marcate fluttuazioni nell’Europa centrale e settentrionale sono sostanzialmente dovute a inverni occasionalmente troppo rigidi, mentre è stato l’inquinamento delle acque e la canalizzazione dei corsi d’acqua ad aver provocato il largo declino che ha riguardato la specie nella seconda metà del Novecento, nell’intero areale distributivo.

Attualmente la popolazione “comunitaria” della specie è stimata in 39-91mila coppie, stabili tra il 1990 e il 2000 ma in largo decremento rispetto al 1970. Questa frazione, pari ad almeno la metà della popolazione continentale – che potrebbe raggiungere e le 160mila coppie – rappresenta invece tra il 5 e il 24% della popolazione globale della specie, assegnando all’Unione Europea un ruolo abbastanza rilevante nella sua tutela.

L’Italia, dal canto suo, ospita dalle 5 alle 10mila coppie di Martin pescatore – 6-16mila secondo altre stime –  stabili tra il 1990 e il 2000. Una frazione compresa tra il 15 e il 18% di quella “comunitaria” complessiva. Al contingente nidificante si aggiungono poi gli individui svernanti e migratori, provenienti in massima parte dall’Europa centrale e occidentale: i dati sulle ricatture indicano nella Repubblica ceca e nella Germania la zona di provenienza principale. Restano, per quanto riguarda il contingente nidificante – pur in un quadro di generale stabilità – fluttuazioni consistenti, di solito orientate al decremento, specialmente in concomitanza con gli inverni più rigidi.

Semaforo

La popolazione di Martin pescatore nel nostro Paese risulta da qualche decennio abbastanza stabile. Non mancano tuttavia episodi – anche frequenti – di calo a livello regionale o addirittura estinzione su scala locale, dovuti sia a eventi climatici eccezionali sia, soprattutto, alla messa in atto di interventi di regimazione e sistemazione degli alvei dei fiumi totalmente incompatibili con le esigenze ecologiche di questa specie. A compensare parzialmente queste criticità viene in soccorso l’elevata mobilità della specie, che in caso di situazioni negative si sposta da un sito all’altro anche ricolonizzando aree in precedenza abbandonate. Purtroppo le azioni di gestione a cui continuano ad essere sottoposti i nostri fiumi non risultano spesso compatibili con le esigenze ecologiche di questa specie, che soffre in modo particolare anche per l’inquinamento delle acque, essendo la propria dieta composta quasi esclusivamente da pesce.

Fattore Stato di salute Stato di conservazione
Range* stabile ma con fluttuazioni cattivo
Popolazione fluttuante, localmente in calo cattivo
Habitat della specie frequentemente soggetto a degrado cattivo
Complessivo   cattivo

*Variazione della popolazione negli anni

Canto

Particolarmente acuto e flebile allo stesso tempo, il canto del Martin pescatore si può udire facilmente in prossimità dei corsi d’acqua, dove la specie costruisce il nido e dove può trattenersi anche per ore in “posatoi” posti sopra o nelle immediate vicinanze del fiume. Dal volo veloce e radente, il Martin pescatore è in grado di rimanere immobile, in volo, a pochi centimetri dalla superficie dell’acqua, per tuffarvisi rapidamente non appena individuata la preda.